Le ultime parole famose:
"Per l’appassionante
racconto sul ritorno (titolo del post “Modella e Ciambella”) non cambiate
canale. Giuro che lo scriverò, prima o poi."
Il destino era in ascolto e ha
deciso di mettere ogni sorta di ostacolo sul mio cammino, impedendomi di
allietarvi con il seguito del ritorno da
Milano in treno. Sono passati quasi tre
mesi, in cui ho pescato continuamente la
carta "imprevisti " del Monopoly
quando in realtà avrei volentieri tirato i dadi e saltato
avanti tre caselle senza passare dal via.
Torniamo a noi: come avete passato questi mesi senza di me? Vi
immagino tutti ad inviare email a
Gianloreto Carbone di "Chi l'ha visto?", vi ringrazio commossa: ho saputo che quell'invidiosa della Sciarelli non
ha voluto catalogare la mia assenza dal blog come un caso di presunta
scomparsa.
Comunque sono tornata, quindi ricomincio esattamente dal punto in cui
mi ero interrotta.
Dopo una giornata particolarmente densa, in cui avevo saltato il
pranzo, ho deciso di prendere un cappuccino e poi una ciambella da mangiare con
calma in treno. Un peccato di gola che ogni tanto mi concedo perché appaga
tantissimo i miei sensi: prima addento il
fritto zuccherato e già mi sento in estasi, poi il soffice dell'impasto mi soddisfa all'infinito. Oltre all'incalcolabile numero di calorie (pari ai
miliardi del debito italiano dell'anno scorso), mangiare una ciambella se fa
caldo ha anche l'utilità di effettuare un scrub allo zucchero sulle labbra, che
dall'estetista costerebbe e invece qui è incluso del prezzo.